Lezione dal 2077 · n.003
C'è una pagina che contiene ogni cosa che hai cercato, guardato e chiesto. Non è di un hacker: è tua, ed è aperta.
Tre anni fa ho cercato una cosa che non dirò. Diciamo che riguardava un dolore alla spalla e una diagnosi che mi ero fatto da solo alle due di notte.
L'avevo dimenticata. Io. Poi un pomeriggio, per curiosità, apro una pagina che si chiama La mia attività.
Non era un archivio segreto. Era il mio. Con la data, l'ora e il minuto. Alle due e quattordici di notte, uno che si preoccupa.
Si chiama Attività web e app. Se è accesa — e su moltissimi account lo è — il tuo account Google conserva quello che cerchi, i video che guardi, le cose che chiedi all'assistente. Non è nascosto e non è illegale: è scritto nelle impostazioni, e serve a farti trovare le cose più in fretta e a venderti pubblicità più mirata.
La parte che quasi nessuno sa è che si può guardare, e si può mettere una scadenza. Google offre la cancellazione automatica: puoi tenere le attività per 3, 18 o 36 mesi e far sparire da sole quelle più vecchie.
E c'è un dettaglio che vale da solo il viaggio: nella guida ufficiale Google scrive che alcune cose spariscono prima — per esempio la posizione del dispositivo e l'indirizzo IP vengono eliminati dall'Attività web e app dopo 30 giorni. Quindi «tutto per sempre» non è vero. Ma «niente» non è vero uguale: la verità sta nel pannello, e il pannello è aperto.
La prima mossa non è cancellare. È guardare: finché non hai visto la tua lista, stai discutendo di un'idea. Dopo, stai decidendo su un fatto.
«Google non si ricorda di te. Si ricorda tutto di te. Sono due mestieri diversi.»