Lezione dal 2077 · n.004
Parlo di materassi a pranzo, la sera vedo annunci di materassi. Il microfono è innocente — e la spiegazione vera fa più impressione.
Pranzo di famiglia. Mia cognata dice che le fa male la schiena, io dico che è il materasso, parte mezz'ora di dibattito sulle molle insacchettate.
La sera apro il telefono. Materassi. Materassi ovunque.
E lì parte la frase che ho detto anch'io per anni, con l'aria di quello che ha capito tutto: «Hai visto? Ci ascoltano.»
Quasi mai. Ascoltare di nascosto milioni di persone costerebbe una montagna di soldi, lascerebbe tracce e sarebbe illegale in modo molto rumoroso. Non serve. Perché quello che hanno è più economico e funziona meglio: un profilo.
Il profilo è fatto di cose che hai fatto davvero: cosa hai cercato, su che siti sei passato, che video guardi, che età hai, in che zona vivi, che telefono usi. Da lì si deduce. Un uomo di cinquant'anni, in quella zona, che la settimana scorsa ha cercato «dolore lombare»: quanto vuoi scommettere che gli interessa un materasso?
Non hanno sentito il pranzo. Hanno indovinato il pranzo. E hanno indovinato anche i pranzi di altre diecimila persone come me — a mia cognata gli annunci sono arrivati per la sua strada, non per la mia.
Google chiama quel pannello «Il mio centro per gli annunci» e lì dentro puoi vedere i temi e i marchi che ti ha attaccato addosso, toglierli, o spegnere del tutto la personalizzazione. Meta ha un pannello suo, con le stesse idee dentro.
«Non ti ascoltano: ti conoscono. E si dorme peggio, altro che materasso.»