Lezione dal 2077 · n.006
«Ma che vuoi che abbiano su di me.» Me lo sono chiesto per vent'anni. Poi ho premuto scarica, e ci ho messo un pomeriggio a finire di leggere.
Discussione al bar. Io faccio quello tranquillo: «Sarò mica interessante. Che vuoi che abbiano su di me — la spesa e i video dei gatti.»
Un ragazzo di ventidue anni mi guarda e dice una cosa che non mi aspettavo: «Scaricalo.»
«Scaricalo cosa?»
«Il tuo fascicolo. Te lo danno. È un tuo diritto.»
Aveva ragione, e non era un trucco da smanettoni. Sia Google sia Meta hanno una pagina ufficiale dove ti consegnano una copia di quello che hanno: da Google si chiama Takeout, da Meta Scarica le tue informazioni. Prepari la richiesta, aspetti, ti arriva un archivio da scaricare.
Non è cortesia aziendale: è il diritto di accesso, quello di cui parlavamo nella lezione precedente. Loro hanno costruito il pulsante perché la legge dice che devono darti i dati.
Cosa c'è dentro, in concreto: le ricerche, i video, le posizioni, i messaggi, i contatti, le foto, ogni «mi piace», le pubblicità su cui hai cliccato, e liste di aziende che hanno caricato il tuo contatto senza che tu lo sapessi. Non è un file. È un archivio.
Il punto della lezione non è spaventarti: è che finché non lo apri, stai indovinando. Dopo che l'hai aperto, tutte le decisioni delle altre lezioni — spegni, cancella, metti la scadenza — le prendi guardando una cosa vera invece che una tua impressione.
Si fa una volta all'anno, come il controllo della caldaia. Ci vogliono cinque minuti a chiederlo, e il resto lo fa la macchina mentre tu vivi.
«Non sai cosa hanno su di te finché non lo scarichi. Dopo lo sai per sempre, e dormi meglio lo stesso.»