Lezione dal 2077 · n.008

La lettera che non sapevo di poter scrivere

Per due anni un'azienda mi ha ignorato. Pensavo fosse finita lì. C'è un ufficio, in Italia, che le scrive per te.

01La trappola

Avevo chiesto a una ditta di cancellare i miei dati. Ho scritto, educato, con la formula giusta. Silenzio.

Ho riscritto dopo un mese. Silenzio. Ho riscritto dopo tre. Mi hanno risposto una frase sola:

«Inoltrata all'ufficio competente.» Quale. Quando. A chi.

E io ho fatto quello che fanno tutti: ho smesso. Perché a quel punto sembra che l'unica strada rimasta sia un avvocato, e per un indirizzo di casa in un archivio non ci vai.

02Cos'è successo davvero

Non era l'unica strada. Ne esisteva una gratuita, e non la sapevo: si chiama reclamo al Garante.

Il Garante per la protezione dei dati personali è l'autorità italiana che vigila su questa roba, e il reclamo è lo strumento con cui un cittadino le segnala una violazione e chiede che sia lei a verificare. Non chiedi un consiglio: metti in moto un ufficio dello Stato che ha il potere di andare a bussare al posto tuo.

Non serve un avvocato: il reclamo può firmarlo direttamente l'interessato. Si manda via posta certificata o per posta ordinaria all'indirizzo dell'Autorità, e sul sito c'è un modello già pronto da riempire.

L'unica cosa che chiede è precisione, ed è giusto così: vanno indicati i fatti e le circostanze su cui si fonda, comprese le richieste che hai già fatto all'azienda. Tradotto: le tue tre lettere ignorate non sono la prova di aver perso. Sono esattamente il documento che serve.

03La mossa del ninja

  1. Prima scrivi all'azienda. Una volta, e tieni la copia. Il reclamo funziona meglio quando dimostra che ci hai già provato. Quindi la prima lettera non è tempo perso: è il primo allegato. Salva quello che mandi e quello che ti rispondono, con le date.
  2. Se ti ignorano, scarica il modello. Sul sito del Garante c'è la pagina dei reclami con il modello già impostato. Non inventare la lettera da zero: quella pronta contiene già le voci che l'ufficio si aspetta di trovare, ed è la ragione per cui un reclamo viene letto invece che rimbalzato.
  3. Racconta i fatti, non la rabbia. Cosa hai chiesto, quando, a chi, cosa ti hanno risposto. Date e copie. La parte che pesa è la cronologia, non l'aggettivo: un elenco di tre righe con tre date vale più di due pagine di indignazione, ed è anche molto più veloce da scrivere.

04Il proverbio del Boomer

«Il silenzio di chi doveva rispondere non chiude la storia: la consegna a qualcun altro.»
— Cyber Boomer, lezione n.008
✳ La fonte — controlla tu Garante per la protezione dei dati personali — «Reclami» La pagina ufficiale dell'Autorità italiana: cos'è il reclamo, chi può firmarlo, cosa deve contenere e come si manda. Da lì si scarica anche il modello già pronto.

✳ Portalo in giro: raccontalo a voce a qualcuno che ci sarebbe cascato. Funziona meglio del retweet.